Fiat Nuova 500 (1957-1975)
![]() |
![]() |
|
Fiat Nuova 500
|
1957
|
La Fiat Nuova 500 ("nuova" per distinguerla dalla Fiat 500, lanciata nel 1936, e ribattezzata più familiarmente:"Topolino") nacque in un periodo delicato della storia italiana: vale a dire in una fase di transizione che parte dalla Ricostruzione del dopoguerra, fino all'avvento dell'epoca universalmente nota come il "boom" degli anni 60. Nell'Italia dei primi anni 50, caratterizzata da un'economia prevalentemente agricola e ancora lontana dal benessere diffuso, forti erano le avvisaglie di un radicale sviluppo economico e sociale che presto avrebbe coinvolto il Paese. Con il graduale passaggio all' industrializzazione e con i primi tiepidi approcci al consumo, una delle principali domande, ancora senza adeguate risposte del mercato, riguardava proprio la mobilità individuale. Nell'immediato dopoguerra prese forma il fenomeno, tipicamente italiano, dello scooter (Vespa e Lambretta), ma poco più avanti si ripropose sempre con maggiore urgenza l'esigenza di una vera "motorizzazione di massa". La vecchia 500 C "Topolino" (la più piccola vettura al mondo!) rimase in produzione fino al 1955 e venne sostituita dalla ben più moderna 600. Tuttavia rimaneva ancora da raggiungere una larghissima fascia di utenza di prima motorizzazione. A differenza di paesi come la Germania, dove ebbero molto successo delle specie di motocarrozzette a due tempi, a tre o quattro ruote, in Italia simili esperienze fallirono una dopo l'altra: come non ricordare la Iso "Isetta" (1953/1956), geniale creazione che troverà il giusto riconoscimento solo in Germania, costruita con marchio BMW fino agli anni 60? Per il mercato italiano parve dunque indispensabile pensare ad una soluzione di una minima, ma "vera", automobile; un'automobile che rinunciasse, il più possibile, a qualsiasi compromesso con la motocicletta.
Sin dal 1952 correva voce che la Fiat pensasse di realizzare una piccola vettura
economica. Quando nel marzo 1955, fu presentata la "600", parve che il progetto
di una automobile minima fosse stato finalmente raggiunto. L'anno seguente
invece ripresero a circolare voci ufficiose in merito ad una nuova vetturetta
Fiat, fino a quando cominciarono ad essere osservati, fotografati e poi
pubblicati, dei prototipi circolanti che inequivocabilmente confermarono
l'imminente messa sul mercato di una nuova vettura davvero "minima", dalle
caratteristiche decisamente rivoluzionarie per la corrente produzione Fiat. Le
principali innovazioni introdotte riguardavano la meccanica, che si discostava
palesemente dall' ortodossia costruttiva Fiat (motore bicilindrico raffreddato
ad aria, filtro dell'olio centrifugo, e cambio di derivazione motociclistica,
senza sincronizzatori), inoltre vennero adottate soluzioni già sperimentate per
la 600 (soprattutto la balestra trasversale all'avantreno) che, oltre ad
assolvere il compito del mezzo elastico, risulta essere anche elemento
stabilizzatore. A completare il quadro di un progetto che si rivelerà di vita
assai longeva, é da ricordare l'efficiente sistema elastico con cui il motore
venne ancorato alla vettura; sistema che ben ammortizza le non indifferenti
vibrazioni del motore bicilindrico.
La Nuova 500 venne presentata ufficialmente nel Luglio 1957: nella versione definitiva il motore (numero di progetto"110") ebbe una cubatura di 479 cc, sviluppante una potenza di 13 CV. Finiture al telaio e all'interno molto semplificate, abitabilità per due persone più bagaglio, prezzo di listino 490.000 lire. Il lancio della 500 fu un vero insuccesso. Molte le cause : Prime fra tutte il prezzo e il posizionamento della vetturetta nei confronti della 600 La 500 venne giudicata non molto conveniente per il pubblico cui era, nelle intenzioni della Casa, rivolta (soprattutto scooteristi e possessori di vecchie "topolino"). La 600, sua sorella maggiore, vantava un motore 4 cilindri e la possibilità di trasportare abbastanza comodamente 4 persone: il tutto per 640.000 lire. Negli anni 50 e 60, in pieno boom economico, era consuetudine fare ricorso a cambiali o a sistemi di rateazione per l'acquisto di beni di valore. La differenza abbastanza esigua di prezzo risultava tutto sommato più accettabile se dilazionata nel tempo; dunque la maggioranza degli italiani preferì risparmiare e potere così sognare di acquistare una 600. Il prezzo di 490.000 lire poi sembrò davvero eccessivo a fronte di una abitabilità limitata a due persone e alla semplicità delle finiture. La primissima serie, nelle intenzioni del geniale progettista Dante Giacosa, era lo specchio della razionalità costruttiva e dell'economia (suo il motto: "non amo sprecare niente"). Così niente fu concesso alle cromature, allora di gran voga: le ruote con i bulloni a vista, erano prive di coppe, i fari erano incassati senza cornice e, sulla carrozzeria, nessun profilo di abbellimento.
All'interno della nuova 500 prima serie, alcune gravi mancanze: una chiave
trasparente, al centro della plancia, come commutatore delle frecce, al posto
della normale leva al piantone dello sterzo; inoltre si potevano notare
imperfezioni di finitura (viti a vista, imperfezioni di saldatura e verniciatura
ecc ecc...); mancavano inoltre il lavavetro, il portacenere, e, cosa più
importante, i cristalli discendenti. Uniche aperture risultavano essere due
piccoli deflettori laterali (nella primissima serie senza fermo: se
completamente aperti impedivano la normale impugnatura del volate) oltre che,
naturalmente, il tetto. Un elemento, poi corretto con il tempo, che contribuì
all'iniziale insuccesso della Nuova 500, fu proprio il tetto della vettura. Per
contenere i costi e per scoraggiare il trasporto di passeggeri (che avrebbe
pregiudicato il grande successo della 600), fu pensata la soluzione di un tetto
completamente di tela comprendente anche il lunotto, realizzato in plastica
trasparente. Per la particolarità di questa soluzione, la vetturetta venne
omologata come "trasformabile", cui presero poi il nome le versioni pre-D con il
tetto completamente in tela. Un capitolo a parte meriterebbe il motore. E' già
stato detto di come fece discutere una meccanica così rivoluzionaria: il maggior
limite di questo propulsore, a fronte di un'economia di consumi da primato,
stava nella scarsa potenza e nella limitata velocità della 500: 479 cc per 13 CV
(SAE, dunque un calcolo già per eccesso) ad una velocità di 85 Km/h, era
considerata inaccettabile dal pubblico italiano e, nei primi provvedimenti presi
dalla Fiat per riposizionare la nuova utilitaria, ci fu un aumento della
prestazionalità del propulsore.
Nel Novembre 1957 fu affiancata alla "economica" (cioè all'equivalente della
prima serie) la "Nuova 500 normale". Variazioni rispetto alla serie precedente:
cristalli discendenti, coppe alle ruote, profili di finitura in allumino,
cornici ai fari cromate, devioluci allo sterzo. Prezzo per la "normale",
invariato: 490.000 lire. La versione economica venne ribassata a 465.000 e la
Fiat provvide a rimborsare le 25.000 lire ai primi clienti e si offrì pure di
aggiornare gratuitamente le loro 500. Il motore, su entrambe le versioni, grazie
agli interventi su carburatore e albero a camme, venne potenziato di 2 CV,
arrivando così ad una potenza di 15 CV.
Fiat 500 SPORT

A fronte di un battage pubblicitario su grande scala, la 500 stentava ancora a
decollare Nel 1958 venne introdotta una versione sportiva (la Sport) che nelle
intenzioni della Casa avrebbe dovuto costituire un buon rilancio d'immagine sul
pubblico. Questa vetturetta partecipò con onore alle numerose competizioni ed
effettivamente contribuì al successo della 500, che però poté considerarsi tale
solo con l'arrivo della versione D, nel 1960. Nella Sport la parte più
interessante riguardò naturalmente la meccanica: Il motore venne portato a 499,5
cc; altre modifiche: nuovo albero a camme in acciaio di differente fasatura,
carburatore Weber 26 IMB2. Alla testa: condotti lucidati, maggiore compressione,
valvole e molle maggiorate; la potenza fu portata così a 21 CV. Lo stesso motore
equipaggiò, fino al 1969, le Autobianchi Bianchina "Special" e Cabriolet. La
modifica più evidente all'esterno della "Sport" era la colorazione bicolore
(esclusivamente bianca con banda rossa centrale), inoltre la colorazione rossa
(poi argento) dei cerchi ruota. Accanto alla versione trasformabile venne anche
prodotta una versione, ad oggi rarissima, a tetto completamente metallico
solcato da tre nervature. Il prezzo al pubblico si scostava sensibilmente dalle
versioni di 479 cc e questo rese la Sport già abbastanza rara all'epoca: 495.000
lire per la versione trasformabile, 560.000 lire per la versione a tetto
completamente metallico. La vita della Sport ebbe termine con l'arrivo della D e
con l'affermarsi sul mercato dei modelli sportivi presentati, soprattutto, dalla
Abarth e dalla Giannini. Il 1959 fu un anno ricco di cambiamenti e novità per la
500; Da segnalare la conquista del prestigioso premio "Compasso d'Oro" per il
design. La 500 fu la prima automobile a vantare questo riconoscimento,
riservato, fino ad allora, ai più diversi prodotti industriali. Le modifiche
tecniche di quell'anno si concentrarono soprattutto nell' aumentare
l'abitabilità ai sedili posteriori (nelle prime serie solo una panchetta poco
imbottita), vero limite al successo della vettura. Si modificò dunque il tetto
introducendo, lungo la metà posteriore, una copertura metallica comprendente il
lunotto (questa volta di vetro). Rimaneva, sopra ai posti anteriori, il classico
tettuccio che accompagnerà tutta la vita della vetturetta. Sempre per recuperare
centimetri abitabili, vennero ricavati dal pianale due pozzetti a vantaggio
degli occupanti della panchetta posteriore. Nacque così agli inizi del 1959 la
"Nuova 500 tetto apribile", con potenza portata a 16,5 CV. Prezzo fissato a
435.000 lire. Affiancata alla nuova 500 "tetto apribile", rimase ancora per poco
tempo sul mercato la "trasformabile", che beneficiò via via di tutti gli
aggiornamenti alla meccanica delle versioni "normali". Il suo prezzo venne
ulteriormente ridotto a 395.000 lire (ben il 20% in meno del primo listino del
1957). Dando uno sguardo alla gamma '59, si nota una Sport anch'essa nella
configurazione "tetto apribile", oltre che alla versione chiusa. Sempre nel 1959
in Italia entrò in vigore il "Nuovo Codice della Strada": per rientrare nelle
nuove norma della circolazione, le vetture prodotte a partire da quell'anno
dovevano conformarsi a determinati parametri di omologazione. I cambiamenti più
evidenti che ebbe la 500 riguardarono i dispositivi di
illuminazione/segnalazione. Vennero così abolite le prese d'aria sotto i
proiettori anteriori per ospitare le luci di posizione e di direzione. Anche sui
lati venne introdotto un nuovo ripetitore degli indicatori di direzione di forma
circolare.
1959: Nuova 500 Tetto Apribile

Per questo motivo risulta molto facile confondere questi (pochi) esemplari
modificati del '59 di 500 tetto apribile con la nuova serie "Nuova 500 D t.a." ,
presentata nel 1960. La modifica più evidente del nuovo modello D, riguardò il
motore che, dall'esperienza della Sport, venne dunque maggiorato a 499,5 cc; ma
questa volta dotato di temperamento decisamente più tranquillo (17,5 CV).
Principali modifiche: serbatoio carburante tipo "600", sedile posteriore
ribaltabile, bordo imbottito, nel sottoplancia, per proteggere le ginocchia dei
passeggeri; portacenere, lavavetro, alette parasole imbottite. Insomma, la 500 D
risultò finalmente esaudire tutti coloro che nelle versioni precedenti potevano
trovare delle perplessità soprattutto sulla dotazione di accessori per il
comfort. Prezzo di lancio: 450.000 lire.
1960: 500 Giardiniera

Sempre nel 1960 la Fiat presentò la 500 "Giardiniera" (station wagon); derivata
direttamente dalla 500 D, di passo allungato. Per poter ottenere un buon piano
di carico ben sfruttabile, venne adottata la geniale trovata del motore coricato
su un fianco, cui, per la sua compattezza, venne ribattezzato "a sogliola".
Grande successo per questo modello costruito, fino al 1967, con marchio Fiat e
poi prodotto e commercializzato dall'Autobianchi, fino al 1977. Curiosamente
questa vettura fu poco soggetta a modifiche estetiche e conservò per tutta la
sua lunga vita, l'apertura delle portiere "a vento". Tra i tratti distintivi di
questo modello: le luci posteriori, a forma allungata e il diverso disegno delle
coppe ruota. Alle ruote, la 500 Giardiniera adottò un attacco, sempre a 4 fori,
ma di distanza più ravvicinata. Sulla stessa base della Giardiniera, l'Autobianchi
produsse una versione naturalmente più rifinita: la "Panoramica", in listino
fino al 1969. Oltre alla linea, derivata dalla Bianchina a passo maggiorato, le
sostanziali differenze si riscontarono nel sistema di apertura degli sportelli:
le portiere risultarono già "controvento", mentre lo sportello posteriore venne
incernierato al tetto e non di lato, come invece accadde per la Giardiniera. La
500 D rimase pressoché immutata fino al 1965 quando, ormai forte di un grande
successo, la Fiat decise di rinnovarla con il modello "F". Pur rimanendo
invariata la cilindrata, la potenza passò a 18 CV. Le modifiche più evidenti
all'esterno, oltre all'abolizione dei profili di alluminio sulle fiancate e sul
cofano anteriore, risultarono essere le portiere che "girarono": l'apertura
risultò così "controvento". All'interno poche modifiche: la scala tachimetrica
portata a 120 Km/h, i tre interruttori sulla plancia vennero allineati
orizzontalmente e, infine, i rivestimenti che dal 1968 passarono a tinta unita
abolendo la lunetta bianca alle spalliere dei sedili anteriori; Inoltre vennero
sostituiti dettagli di finitura in lamiera e/o in alluminio, passando alla più
economica plastica. Intanto la 500, dall'iniziale insuccesso, arrivò ad essere
la prima vettura venduta in Italia : ...gli anni 60 furono gli anni della 500!
Ad ulteriore conferma della grande fortuna della 500, bisogna ricordare come,
accanto ai noti modelli sportivi proposti da Abarth e Giannini, negli anni 60 ci
fu un vero fiorire di versioni speciali realizzate in piccola serie dai più noti
carrozzieri italiani. Fra i quali: Vignale, Francis Lombardi, Scioneri, Moretti,
Ghia Nel 1968 la Fiat inaugurò una nuova strategia per rafforzare il già grande
successo della vetturetta.
1968: 500 L (Lusso)

Accanto alla versione F, fu introdotta la versione "Lusso": la 500L. Questa ebbe
davvero una grande diffusione: meccanicamente identica alla F, si distingueva
per alcune finiture superficiali, tali però da farla considerare davvero
"lussuosa". All'esterno si notavano i paraurti tubolari cromati in aggiunta ai
soliti, a lama; inoltre, alle guarnizioni del lunotto e parabrezza, si notavano
delle rifiniture in plastica effetto metallico, così come lungo le grondaie
venne posto un profilo di plastica effetto "cromo". Sulla calandra, un nuovo
logo Fiat di forma allungata e senza "baffi". Inoltre vennero presentate nuove
tinte con colori particolarmente originali come il Giallo Positano (ocra) e il
nero (allora, mai apparso su una piccola vettura) All'interno venne adottato un
nuovo volante, in plastica nera, di maggior spessore e con le razze metalliche
in vista; nuovo pure il pulsante del clacson con la scritta Fiat in campo rosso.
La plancia venne rivestita di un sottile strato di vinile nero e cambiarono
anche i rivestimenti, sempre a tinta unita, che sfoggiarono una texture a
"cannelloni". Trovarono posto, alla basa delle portiere, due pratiche tasche
portacarte che assolvevano anche la funzione di maniglie per la chiusura della
portiera; alla base del cambio fu posto un piccolo vano di plastica
portaoggetti. Una delle novità più evidenti riguardava l'adozione di un
tachimetro di forma rettangolare, derivato direttamente dalla maggiore Fiat 850.
Con questa nuova strumentazione, la L fu l'unica delle 500 ad essere
equipaggiata di serie dell'indicatore livello carburante. Le 500 F/L vennero
prodotte per quasi tutto il 1972;
Con gli anni 70, in Italia anni di grandi cambiamenti sociali e di crisi
economica, alla Fiat si pensò che i tempi fossero ormai maturi per lanciare una
nuova piccola vettura che, pur conservando la meccanica e la filosofia della
500, risultasse però sostanzialmente differente nella carrozzeria: furono cioè
adottate forme decisamente più squadrate, che richiamavano la maggiore 127,
presentata l'anno prima. Con la scelta del nome "126", idealmente si andò a
completare l'intera gamma Fiat degli anni '70 (126,127,128,130,131,132).
Al salone di Torino, nel Novembre 1972, venne dunque presentata la Fiat 126 come
novità assoluta, oltre che l'ultima serie delle 500: la R ("Rinnovata") o, come
venne anche inizialmente chiamata, "unificata". Il motore passò dallo storico
499,5 cc, alla cilindrata di 594 cc (questo soprattutto sull'esperienza
acquisita dalla Abarth, assorbita nel 1971 dalla Fiat): per la 126 la potenza fu
portata a 23 CV, mentre la 500 fu depotenziata ai soliti 18 CV della F/L. Anche
il cambio della 500 rimase senza i sincronizzatori che, invece, fecero la loro
comparsa sulla 126. Da segnalare il rapporto al ponte di 8/39, lo stesso della
"Sport"e delle Abarth, in luogo del solito 8/41. La R, proprio come le
primissime 500 nei confronti della "600", nelle intenzioni della Casa mai
avrebbe dovuto entrare in competizione con la 126: per questo motivo, oltre al
depotenziamento del motore e al cambio non sincronizzato, presentava delle
finiture molto semplificate che la fecero somigliare alla precedente F.
Principali differenze: tachimetro e volante furono realizzati in plastica nera
in sostituzione della plastica bianca, il rivestimento dei sedili fu mantenuto
in vinilpelle liscia a tinta unita, ma venne abolito lo schienale posteriore
ribaltabile, in luogo di uno fisso. Gli interruttori del centro plancia furono
ridotti a due soltanto, inglobando la funzione di luce tachimetro all'accensione
delle luci esterne. Altra novità riguardava l'adozione di cerchi ruota privi di
borchie cromate, con bulloni a vista: identici, nel disegno, ai cerchi della
126. Il pubblico sembrò poi preferire la 126 che, in ogni caso, non ebbe mai lo
stesso successo commerciale ne affettivo della 500. Per questo motivo la
produzione negli ultimi anni, fu trasferita da Torino a Desio (Autobianchi), per
poi passare definitivamente in Sicilia, a Termini Imerese (Palermo). La
straordinaria avventura della 500 si chiude con la R il 1° Agosto 1975. Ultimo
telaio: 5231518. Produzione Sicilfiat.
E' probabile che nel 2006 possa essere prodotta la Trepiùuno , reinterpretazione moderna della gloriosa " 500 "
Le foto qui sotto riportano il prototipo presentato al Salone di Ginevra 2003


la Fiat Seicento
![]() |
![]() |
|
600
|
600 Multipla
|
La 600 è una delle più famose automobili italiane, perché ebbe un grande successo e permise a tantissimi italiani di comprare l'auto.
L'auto fu costruita dal 1955 al '70. Il progetto fu realizzato da Dante Giacosa, il quale volle creare una vettura economica e dalla struttura semplice. La 600 fu progettata col motore e la trazione posteriori proprio per ragioni di semplicità: questa soluzione tecnica consentiva di evitare il montaggio dell'albero di trasmissione (necessario sulle auto con motore anteriore e trazione posteriore) e dei giunti omocinetici (necessari per la trazione anteriore).
Le altre caratteristiche della 600 erano la carrozzeria portante (come le altre FIAT dei primi anni '50) e le sospensioni a quattro ruote indipendenti. Dalla 600 berlina fu derivata la 600 Multipla, che aveva 6 posti e fu la prima vettura FIAT con carrozzeria monovolume.
Le 600 della prima serie furono costruite dal 1955 al 1960; nel settembre di quell'anno, la 1a serie fu sostituita dalla 600 D, che aveva il motore di 737 cmc (la 1a serie aveva il propulsore di 633 cmc). Le D si dividono nelle seguenti versioni:
1a versione,
prodotta dal settembre del 1960 alla primavera del '64. Essa aveva le portiere
con i cardini posteriori, che sporgevano dalla carrozzeria;
2a versione, costruita dalla primavera del 1964 al novembre del '65. Essa era
simile al tipo precedente, ma aveva le portiere incernierate anteriormente,
con i cardini all'interno della carrozzeria;
3a versione, costruita dal novembre del 1965 al '70.
La carrozzeria della D berlina poteva avere il tetto rigido o quello apribile
in tela; la 600 con tetto apribile era detta "Trasformabile".
grazie al sito
home
paolosuzzivalli